5 funzionalità avanzate di KDE

KDE è un fantastico desktop manager, che personalmente utilizzo dal 1998. Dalla versione 2.0 con la quale ho iniziato all’attuale 4.13 questo ambiente ha fatti progressi incredibili ed è adatto sia all’utente comune per navigare, controllare la posta e scrivere documenti sia al power user che può trarre vantaggio dalle innumerevoli funzionalità avanzate. Alcune di queste features sono davvero notevoli e probabilmente sotto utilizzate. Segue una rassegna delle mie preferite.

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Shell Magic / Immagini dei dischi da riga di comando

Come creare l’immagine di un disco fisso senza ricorrere a costosi e mastodontici strumenti come Ghost o Partition Magic e possibilmente provando anche un po’ di soddisfazione nell’eseguire il compito? La risposta è “usando una distribuzione live di GNU/Linux”, magari concepita appositamente allo scopo.

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5 modi di prendere appunti

Da più di un anno utilizzo Evernote per memorizzare qualunque tipo di nota: appunti, link, ritagli di pagine, todo, PDF e ecc. Ultimamente, complice anche l’entusiasmo con cui ho abbracciato ownCloud, sto ripensando il mio sistema di note e appunti. Ho preso in considerazione 5 applicazioni che si possono suddividere grosso modo in 2 categorie: i classici block notes e le pinboard.

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Portare GNUCash su ownCloud

Per anni ho usato GNUCash per la mia contabilità personale, per abbandonarlo solo un paio d’anni fa in favore di un’applicazione web. La motivazione era semplice: desideravo inserire transazioni e consultare i dati ovunque mi trovassi, casa o lavoro, oppure on the road con Android. Mia moglie invece non se l’è sentita di intraprendere questa migrazione, per cui ha sempre il problema di doversi ricordare le spese fatte, appuntarle da qualche parte o conservare scontrini fino a che non torna a casa. E a quel punto non sempre i conti tornano.

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Impressioni su ownCloud

Sono un utilizzatore di cloud computing, di servizi noti e utilissimi come Google Drive, Dropbox, Evernote. Avere documenti, dati, note sempre sincronizzati e disponibili su computer e terminali mobili è fantastico. Purtroppo il cloud pone anche alcuni problemi delicati: la cessione a terzi del controllo sui dati, se non addirittura della proprietà intellettuale (secondo alcuni termini di utilizzo), per non parlare della privacy. Continua a leggere

Facebook e libertà

Mi trovo ancora una volta a scrivere di Facebook perché negli ultimi giorni alcuni quotidiani (Il Fatto, Il Giornale, Il Futurista) lamentano forme di censura su Facebook; più precisamente sarebbe impedita agli utenti la condivisione dei loro contenuti. “Come può un social network limitare le voci libere?” si chiedono. Si dà troppa importanza a Facebook: gli utenti lo confondono con la rete (“Facebook è internet” pensano), gli altri si piegano alle sue regole in cambio di visibilità. Il punto è che su internet, per avere piena libertà, valgono le stesse regole del software: per comunicare si devono scegliere strumenti liberi e aperti, non piattaforme proprietarie che, in quanto tali, fanno quello che più gli conviene.

Oltre a quelli più famosi esistono social network liberi e aperti: identi.ca, Diaspora, Gist. Alcuni sono più maturi, altri meno, altri addirittura sono solo sperimentali. I quotidiani mainstream, invece di parlare sempre e soltanto di Facebook per poi lamentarne le censure, facciano la loro parte diffondendo presso il grande pubblico informazioni su questi social network alternativi: quando questi riusciranno anche solo ad integrare nell’uso quotidiano i social network più famosi e diffusi allora il tasso di vera libertà su internet aumenterà sensibilmente anche per loro.

Perché sto fuori da Facebook

In molti mi chiedono se ho un profilo su Facebook e si meravigliano quando gli rispondo di no e che non ho intenzione di crearlo. Il motivo è in notizie come questa, non tanto per l’orrore della cosa in sé quanto per il fatto che Facebook è riuscita a dar spazio su internet a parecchi idioti. Non che prima di Facebook non ci fosse la possibilità per un qualsiasi idiota di aprire una pagina web inneggiante al nazismo e all’olocausto, ma almeno il microcefalo doveva sbattersi per registrare un dominio e mettere in croce due righe di codice HTML. Ora invece è tutto più facile è l’idiota può dare sfogo in due secondi all’ispirazione del momento, senza nemmeno il filtro “tecnico” che quanto meno teneva fuori gli idioti tecno-analfabeti. E odio quando i giornali e le tv gongolano con i titoloni a effetto sull’abominevole internet, indottrinando i benpensanti che la rete è solo pedopornosatanismo e andrebbe chiusa seduta stante.

DNS facile con dnsmasq

Per gestire i nomi in una rete domestica di solito è sufficiente configurare manualmente il file /etc/hosts sulle varie macchine. Questo va bene in una rete con 3 o 4 host; ma ultimamente fra server, postazioni fisse, laptop, player multimediali e smartphone la mia rete inizia a superare le 15 unità, per cui modificare il file dei nomi su ogni singolo host è diventato impraticabile. Così ho deciso di configurare un servizio di DNS e DHCP con dnsmasq.

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Shell Magic/ Versioning per tutti

I desktop GNU/Linux e Unix in generale migliorano continuamente. Ci sono comode interfacce grafiche per compiere praticamente qualunque compito. Ma in realtà Unix ha un’interfaccia molto più potente e altrettanto (se non maggiormente) completa. Si tratta della shell, l’interfaccia testuale a riga di comando che spaventa l’utente comune ma è la “casa” naturale dell’utente evoluto, e che permette di utilizzare e combinare quei “mattoncini” che sono le utility aderenti alla filosofia Unix: fare una cosa sola e farla bene.

Spesso capita di avere dei file, prevalentemente di natura testuale (appunti, configurazioni, documenti, output di altri software ecc.), che devono essere modificati nel tempo, ma di volerne tenere una copia di riserva per poter annullare le modifiche o mantenere uno storico dei cambiamenti per qualche motivo. Così finiamo con avere delle directory piene di file con suffissi “old”, “backup”, “20100610”, ecc. e di queste copie, dopo poco tempo, si perde il filo.

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Una rete mobile di riserva

Nel mio ufficio domestico c’è un server con un po’ di servizi (dischi di rete, subversion, ecc.) e diverse workstation fisse e mobili, oltre a qualche box un po’ più “ludico” sparso per casa. Ovviamente il tutto esce su internet attraverso un router ADSL su rete Telecom (Alice per la precisione). Può succedere, come sa qualunque utente di ADSL italiano, che si verifichino delle interruzioni del servizio più o meno lunghe. In particolare negli ultimi 6 mesi ho avuto moltissimi problemi a far funzionare la linea, cosa che mi rende molto difficile il lavoro e le altre attività. A un certo punto, quando ormai potevo solo sbattere la testa sul muro, ho avuto l’idea di far uscire tutta la mia rete su connessione mobile, almeno nei momenti di failure della linea Telecom. Con una tariffa dati economica (per fortuna costano sempre meno) e un cellulare con funzioni di modem collegato a una box GNU/Linux è possibile redirezionare su linea mobile tutto il traffico internet della rete locale senza riconfigurare i nodi. In questo modo è possibile continuare tutte le proprie attività come se nulla fosse, anche quando l’amato monopolista vi fa aspettare 6 mesi per risolvere un guasto.

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