29th Luglio 2011

Facebook e libertà

Mi trovo ancora una volta a scrivere di Facebook perché negli ultimi giorni alcuni quotidiani (Il Fatto, Il Giornale, Il Futurista) lamentano forme di censura su Facebook; più precisamente sarebbe impedita agli utenti la condivisione dei loro contenuti. “Come può un social network limitare le voci libere?” si chiedono. Si dà troppa importanza a Facebook: gli utenti lo confondono con la rete (”Facebook è internet” pensano), gli altri si piegano alle sue regole in cambio di visibilità. Il punto è che su internet, per avere piena libertà, valgono le stesse regole del software: per comunicare si devono scegliere strumenti liberi e aperti, non piattaforme proprietarie che, in quanto tali, fanno quello che più gli conviene.

Oltre a quelli più famosi esistono social network liberi e aperti: identi.ca, Diaspora, Gist. Alcuni sono più maturi, altri meno, altri addirittura sono solo sperimentali. I quotidiani mainstream, invece di parlare sempre e soltanto di Facebook per poi lamentarne le censure, facciano la loro parte diffondendo presso il grande pubblico informazioni su questi social network alternativi: quando questi riusciranno anche solo ad integrare nell’uso quotidiano i social network più famosi e diffusi allora il tasso di vera libertà su internet aumenterà sensibilmente anche per loro.

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27th Novembre 2007

Open Source nelle imprese

Ieri ad Arezzo ho partecipato al convegno sull’Open Source organizzato dalla Confindustria locale, una tavola rotonda con IBM, Microsoft, CNIPA e operatori del settore. Il dibattito è stato un po’ fiacco, soprattutto per il basso profilo scelto da Valboni (Microsoft), ma non sono mancati gli spunti interessanti.

Mi ha colpito molto l’intervento “differito” di Ilario Nocentini, Assessore all’Innovazione del Comune di Arezzo. Raramente in un politico avevo visto idee chiare e ferrea determinazione su Software Libero, Open Source, formati aperti e condivisione della conoscenza. Altrettanto convinta e preparata Flavia Marzano del CNIPA, soprattutto sulla necessità e sul diritto dei cittadini di poter fruire dei documenti pubblici in formati aperti e standard come ODF. Due voci delle istituzioni che fanno ben sperare.

E poi un dato su cui riflettere: l’Italia vanta il maggior numero di imprese ICT in Europa, quasi tutte piccole o piccolissime. Un numero spropositato che disperde forze, satura il mercato e abbassa il livello qualitativo. Forse sarebbe il caso di iniziare a porre dei vincoli.

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